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Wado Ryu - La continuazione

di Tiziano Talon

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“Nella pratica dell’arte marziale cerca sempre l’armonia e la pace interiore, ricercala attentamente” (Hironori Ohtsuka)

Tra i quattro stili di karate do tradizionale cinese il wado ryu, l’ultimo nato in ordine cronologico, rappresenta una sintesi di alcune arti marziali, che il suo fondatore, il maestro Hironori Ohtsuka, ha studiato e praticato per diversi anni prima di codificare e denominare la sua disciplina, wado ryu karate-do.

E’ certamente uno stile che prevede una tecnica basata su movimenti brevi, fluidi, poco appariscenti, nei quali devono essere evidenziate le fasi di preparazione della tecnica e le posizioni sono relativamente piccole, ma finalizzate all’applicazione immediata ed efficace senza nessuna dispersione di energia. Wa do, che significa “via dell’armonia” o “pace interiore”, vuole evidenziare l’importanza che ha la pratica dell’arte marziale come mezzo per promuovere una condizione collettiva di collaborazione, comunicazione e scambio, tra tutti gli esseri viventi e tutto ciò che ci circonda, al fine di ricercare costantemente una condizione di equilibrio e armonia universale.

Lo spirito del wado, che fondamentalmente significa “praticare con il cuore”, come credo, quello delle altre arti marziali, presuppone una grande disponibilità e apertura mentale, (“kara”, mente vuota, libera) per affrontare ogni lezione come fosse la prima, e magari riuscendo a interpretarla e viverla come potesse essere l’ultima occasione.

In occasione dello stage che si è tenuto nei giorni 5, 6 e 7 marzo il maestro Jiro Hironori Ohtsuka II, figlio del fondatore del wado ryu karate-do, ha evidenziato in termini molto chiari come sia estremamente difficile pensare alla pratica di un’ arte marziale, e mantenere uno stato mentale di serenità e quiete, privo di timore e ansia tale da permettere movimenti fluidi, veloci, rilassati ed efficaci. Per ottenere una tale condizione, è essenziale poter contare su una metodologia di insegnamento che sappia infondere tranquillità, calma e armonia in modo da porre l’allievo nella condizione di esprimersi al meglio delle sue capacità. Un atteggiamento di disponibilità e cortesia, caratterizzato da una costante espressione di serenità e pace interiore, unito a una fluidità di movimento, eseguita con una naturalezza incredibile, che ogni volta mi ricordano l’agilità e l’equilibrio di un felino, il tutto espresso in settanta anni di vita, questa potrebbe essere in sintesi una definizione di chi è il maestro Ohtsuka II.

Le sue lezioni, pazientemente supportate dalla collaborazione e traduzione del maestro Shiomitsu, sono state mirate a chiarire alcuni dei concetti principali sotto l’aspetto teorico e pratico, che costituiscono l’essenza della disciplina.

Partendo dalla pratica e dalla spiegazione di alcuni kihon e kata, ha poi puntualizzato quanto sia importante in ogni esecuzione tecnica, eliminare tutto il superfluo.

“Mudana chikara”, “mudana waza”, “mudana dosa”, rappresentano alcuni tra gli errori più comuni che siamo portati a commettere durante la nostra pratica quotidiana.

“Mudana chikara” significa “eccesso di tensione” o tensione inutile. Quante volte a tutti noi e non solo nel dojo, soprattutto se sottoposti a condizioni di stress, capita di produrre delle contrazioni muscolari, che sono, oltre che inutili per il tipo di gesto che dobbiamo compiere, anche dannose per la tecnica stessa, o per una qualsivoglia azione che compiamo molte volte nella vita di tutti i giorni.

“Mudana waza”, che si può definire come “eccesso di tecnica”, si riferisce a movimenti di parti del nostro corpo che condizionano in maniera negativa il risultato della tecnica, creando un ostacolo a una tecnica corretta, fluida armonica e immediata.

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