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Neil Adams in cattedra

di Giorgio Sozzi

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A terra non ce n’è per nessuno, anche se si scusa per il dolore al gomito che gli impedisce di lavorare bene (secondo lui); in altre parole fa randori con una mano sola...

Sempre gentile, accattivante, sorridente; si vede che per lui, comunque, il judo è prima di tutto divertimento poi, magari, anche lavoro.

Il vociare ed i gridolini del piccolo Ashley entrato nel palazzetto ci annunciano che la lezione volge al termine.

Alle tre e mezzo, dopo pranzo, 20 minuti di corsa in montagna.
Ha stabilito la distanza con la massima velocità ed ogni giorno migliora il tempo di qualche secondo.

Angelo Beltrachini prova a tenergli dietro ma arriva distrutto, ci provano “the Caldarelli brothers” ed il più bravo rimane ai piedi dell’ultima salita.

Poi circuit training: nove passaggi per tre volte con quindici ripetizioni. Si comincia con la panca e bilanciere carico a 60 kg. e sempre con ritmo vertiginoso.

Un po’ di riposo e poi via ancora con il judo.

Prova anche col paracadute (tanto per non essere da meno di Gamba che volava con il deltaplano), e subito al primo lancio imbrocca partenza, volo ed atterraggio.

“E dopo le Olimpiadi?”
“Chiudo davvero con la competizione” risponde, “mi sposto da Londra, vado in campagna, scelgo la piccola città ed apro un centro sportivo dove il judo, ovviamente, sarà l’attività principale”.

“La Federazione inglese non ti aiuta? Quanto hai avuto per le due meda­glie olimpiche?”
Scuote la testa malinconicamente mentre la moglie si mordicchia le labbra al rimuginare che in Italia avrebbe potuto campare bene quasi solo con i premi medaglia, (senza contare inden­nità di presenza, borse di studio, ecc.). E pensare che da noi c’è gente che ha il coraggio di criticare la Federazione anche per queste cose... ma lasciamo perdere altrimenti la malinconia viene anche a noi.

Sono passati cinque anni da quando lo invitammo per la prima volta in Italia a Milano: stesso fisico, stesso sorriso, stessa velocità, stessa armonia judoistica ma bagaglio tecnico/didattico estremamente più vasto.

Non aspetteremo altri cinque anni per averlo ancora fra noi.

Per gentile concessione della rivista Samurai
Mese di Ottobre - Anno 1988
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