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Il modo di fare

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"E il karate sta percorrendo la sua di strada che è necessariamente di continua evoluzione, come ogni cosa vitale, ma che trae sempre origine dalle radici, dalla tradizione, come ogni cosa profonda e forte. Questo è ciò che ci ha insegnato e ci insegna il maestro Shirai, che attraverso lo studio e la pratica ci dimostra come la coerenza della tradizione non sia ostacolo ma sprone nell’andare sempre avanti nella ricerca. Ecco quindi, per esempio, l’approfondimento della applicazione dei kata, e un nuovo modo di allenarsi facendo avvicinare kion, kata e kumite e facendoli convivere nello stesso momento nell’ambito della lezione”.

— Il tuo parere sul futuro del karate nella società moderna.
“Il futuro del karate è riposto in ciò che ho predetto, la tradizione, la ricerca ed evoluzione continua, la linfa che deriva dall’essere arte per ognuno e quindi ricchezza da tutti, la possibilità di essere praticata a ogni età. Io credo siano carte vincenti anche in una società dove le proposte, in termini di arti marziali sembrano moltiplicarsi”.

— Come vedi le relazioni tra il karate tradizionale e le gare di karate?
“Sulle gare ho un punto di vista beh preciso. Non faccio molta distinzione tra allenamento, diciamo, non agonistica e agonistico, se non in riferimento a una specifica preparazione che deve essere finalizzata per un evento. Lo spirito, la ricerca dell’efficacia, ‘il modo di fare’ insomma devono essere sempre gli stessi, l’approccio al kata e al kumite di un agonista e di un amatore dovrebbero cioè convergere. L’agonista ha solo l’opportunità di una verifica sul campo, provando emozioni e dovendo affrontare situazioni che in palestra non sempre è facile ricostruire. In questo senso la gara è un momento e un’opportunità di crescita ulteriore

— Che valore ha per te il dan e qual è il tuo rapporto con i gradi superiori e inferiori al tuo?
“Ogni praticante, ma in genere ogni persona ha propri valori umani e capacità che nella sua vita ha la possibilità di accrescere o ignorare; il karate è un mezzo per conoscere se stessi e migliorarsi. Non solo tecnica quindi, ma anche carattere e condotta morale, il dojo kun ce lo ricorda a ogni lezione.
“I dan sono il riconoscimento di aver fatto progressi in questo cammino, di essere migliorati tecnicamente e come persone. Il riconoscimento di questo da parte di altre persone che condividono con noi questa strada e che insieme formano la Federazione è quindi molto importante.
“Per chi sta davanti c’è rispetto, ammirazione e il riferimento da seguire, per chi ci segue rispetto eguale (il karate è rispetto universale) solidarietà e voglia di darsi una mano perché ci si riconosce tutti lungo lo stesso cammino “.

— La Fikta soddisfa le tue aspettative? Perché hai fatto questa scelta? Aspetti positivi e negativi.
“Vedo la Federazione come ho appena descritto: ‘l’insieme di persone che credono nella pratica e ricerca del karate tradizionale così come è proposto dal maestro Shirai’ questo mi convince e mi tiene legato alla Fikta ed è questa la ragione della mia scelta. Mi aspetto e mi auguro di vedere la Fikta sempre protagonista nella promozione del karate tradizionale e dei valori che contiene, senza compromessi o secondi fini.
“Quando un’organizzazione diventa grande e strutturata come la nostra risulta un po’ più difficile, o comunque meno immediato, scambiarsi esperienze e, per poter essere propositivi bisogna essere un pochino smaliziati e conoscere il modo di comportarsi in un sistema più complesso di quanto non sia un gruppo di amici, ma rimane comunque questa l’immagine con la quale più mi piace pensare alla Federazione

Scheda personale
Pietro Dall’olmo, nato a Olmeneta (Cr) il 4/11/1953
Residente a Brescia
Direttore tecnico del: Bs karate do (Brescia)
Presidente dell’Obiettivo karate do Brescia
Arbitro nazionale dal 1993
Inizio pratica 1969: 1° dan acquisito nel 1972; 6° dan acquisito nel 1999; istruttore dal 1975; maestro dal 1985.

Per gentile concessione della rivista Samurai Banzai
Mese di Gennaio - Anno 2005
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